Shinichi Sawada

(1987, Japan)

Shinichi Sawada was born in Shiga Prefecture, Japan. Diagnosed as autistic, he found employment in the hospital bakery of the Ritto Nakayoshi Sagyojo (institute for the mentally disabled, in the city of Kusatsu). In 2001, the professor directing the workshop where Sawada worked with clay, launched the construction of a small potter’s cabin: it was located a few kilometers from the institution and deep in the wilds. Here Sawada creates his sculptures silently and with unflagging regularity.
His works – demons, monsters, masks – are characterized by hundreds spikes of clay that give them an intricate and frightful beauty. He plants these one by one into the either round or cylindrical shapes constituting the central body of each piece. After shaping the bodies, he fires them in a large wood-fired kiln built of earth and ignited only twice a year. This gives them their brownish-red hue in lighter or darker shades, depending on the flames.
This monstrous and magical creatures seem to be the fruit of a personal mythology, maybe inspired by the old Japanese traditions of imaginary beasts, ghosts and spirits. We can find affinities with the masks of Nō Theatre,  manga characters, and African tribal arts.

Shinichi Sawada è nato nella Prefettura di Shiga, in Giappone. La diagnosi di autismo lo porta a lavorare al Ritto Nakayoshi Sagyojo (istituto per i malati mentale nella città di Kusatsu). Nel 2001, il professore che aveva diretto un workshop dove Sawada partecipò usando la creta, promosse la costruzione di una piccola sezione per vasai: era distante pochi chilometri dall’istituto e immersa nella natura. Qui Sawada crea le sue sculture silenziosamente e  con instancabile regolarità.
I suoi lavori – demoni, mostri, maschere – sono caratterizzati da centinaia di spuntoni di creta che conferiscono alle sculture una bellezza intricata e terrificante. Egli li pianta uno ad uno in senso circolare o cilindrico, costituendo il corpo centrale. Dopo aver plasmato i corpi li inserisce nel grande forno a legna acceso solo due volte all’anno. Questo dà loro il colore bruno in tonalità più chiare o più scure, a seconda della fiamma.  
Le mostruose e magiche figure sembrano essere frutto di una mitologia personale, forse ispirata dalle antiche tradizioni giapponesi fatte di animali immaginari, fantasmi e spiriti. Si possono ritrovare affinità con le maschere del Teatro Nō, personaggi manga e elementi dell’Arte Tribale africana.

Untitled, 2006-2010, ceramics, private collection, © Wellcome Library
Untitled, 2006-2010, ceramics, private collection, © Wellcome Library
Untitled, 2006-2010, ceramics, private collection, © Wellcome Library
Articolo creato 189

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