Melina Riccio

MELINA RICCIO (1951, ITALIA)

Carmela “Melina” Riccio, è nata nel 1951, ad Ariano Irpino (Italia). Fino all’età di 33 anni conduce una vita comune occupandosi dei suoi tre figli e lavorando come modellista.
Nel 1983, durante la fiera MACEF (Salone Internazionale della Casa), ha esposto la sua realizzazione, un copriletto con paralumi dipinti a mano e tende abbinate. L’incontro con i potenziali acquirenti, interessati solo al profitto, rivela “un mondo interessato solo al guadagno”. La delusione dovuta a questa esperienza, vissuta in un periodo di grave affaticamento, le causò un esaurimento nervoso, dopo di che venne ricoverata in un reparto psichiatrico. In ospedale chiede aiuto a Dio perché non vuole vivere in una società che non può apprezzare le cose buone e il lavoro delle persone, a causa del denaro.
Lei riconosce il segnale atteso una mela marcia e abbandonata: sente quel frutto vicino a lei a causa del suo nome “Melina”; lei si vede come “mezza buona e mezza marcia”, rifiutata dalla società come la mela gettata via. Decide di fare un patto con i frutti della natura: “Tu mi dai la forza e io vi do la mia vita”.
A quel punto brucia i suoi soldi e, sentendosi chiamata da Dio, lascia la sua famiglia per ricercare la verità. Si reca ad Anagni, in Vallepietra, per vedere il santuario della Santissima Trinità, perchè vuole comprendere, non vuole più “vivere con i misteri”.al margine di un piazzale si affaccia da un dirupo e vede sul fondo un immondezzaio; per lei è come vedere il mondo, come se Dio le volesse dire: “Il mondo finisce così, che cosa fai per salvarlo?”. Prende in mano una bottiglia, la guarda e si rende conto che non sono importanti nè forma nè etichetta, ma quello che c’è dentro. Riempe la bottiglia con un cuore di carta che per lei è la “luce della vita”.
E’ nuovamente ricoverata in ospedale, dal quale prova a fuggire. Inizia così per Melina un periodo di profonda sofferenza in cui chiede al Signore il perché di tanto dolore. Il cuore le dice di resistere e, nelle lunghe giornate trascorse all’ospedale, utilizza carta strappata per creare le sue prime opere.
Tempo dopo si trasferisce a Genova dove inizia a disegnare e scrivere con grafia minuta sui contenitori dei giornali e i bidoni della spazzatura. Il suo bisogno espressivo cresce via via assieme alle dimensioni del tratto e alla diversità delle tecniche utilizzate. Il muro supporto senza confine diventa allora il prezioso alleato nella diffusione dei suoi rimati messaggi di pace, che arrivano ormai in tante città Italiane.

Photos by Gloria Marchini:
1) Genova
2) Genova
3) Roma

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