MARTÍN RAMÍREZ
(1895-1960 | MEXICO/CALIFORNIA)

Martín Ramírez was born in 1895 in Jalisco, Mexico. Widely considered one of the 20th century’s self-taught masters of drawing, he produced some 500 drawings and collages during the 15 years he spent as a psychiatric inmate at DeWitt State Hospital in Auburn, California.
Thrust by political and religious upheavals caused by the Mexican Revolution and seeking to support his family, Ramírez relocated to the United States in 1925, leaving behind his wife Ana and their four children.
Barely able to speak English, he worked on the railroads and in the mines in California for several years, but he became a drifter during the Great Depression and was arrested in 1931, reportedly in a disoriented state. While in police custody, he was diagnosed as manic-depressive and remanded to a mental facility. Ramírez, who was later also diagnosed with catatonic schizophrenia, was subsequently moved through a series of psychiatric institutions until 1948, when he was sent to DeWitt, where he remained until his death in 1963.
While at DeWitt, Ramírez turned to drawing as a primary means of expression. He used whatever materials were at hand, including discarded scraps of paper that he often collaged together using a crude impasto fashioned out of mashed potatoes and his own spit. The imagery is both suggestive and nostalgic, often reminiscent of his life, as we can see in the representation of his wife Ana, the landscape of his native country, tunnels, trains, horses and riders and Mexican Madonnas.
Ramírez’s remarkably dynamic manipulation of two-dimensional space is perhaps most evident in his harnessing of the simple line both to divide space and to convey emotion. Thanks to the encouragement of Tarmo Pasto, an artist and psychology professor at Sacramento State College, who immediately recognized the innate expressivity of Ramírez’s drawings, Ramírez was soon given materials and allotted a dedicated workspace in the overcrowded men’s ward. Pasto also arranged for the artist’s work to be exhibited at venues such as the de Young Museum, San Francisco (1961), and even mailed a tube of his drawings to the Guggenheim Museum’s director James Johnson Sweeney in New York in 1955. Despite Pasto’s efforts, Ramírez’s work remained largely unrecognized until long after his death.
Today his work has been the subject of numerous museum shows, including the retrospective “Martín Ramírez: Pintor Mexicano,” at the Centro Cultural/Arte Contemporáneo in Mexico City (1989), and two major exhibitions at the American Folk Art Museum, NYC: a traveling retrospective titled “Martín Ramírez” (2007) and “Martín Ramírez: The Last Works” (2009). In 2010, the 20th century master was the subject of a comprehensive exhibition curated by Brooke Davis Anderson at Museo Nacional Centro de Arte Reína Sofía in Madrid, titled “Martín Ramírez: Reframing Confinement.” In 2015, the United States Postal Service released a set of 5 commemorative “Martin Ramirez” Forever stamps, which marked the first time an Outsider artist and Mexican-American artist was featured on a USPS Stamp.

MARTÍN RAMÍREZ
(1895-1960 | MESSICO/CALIFORNIA)

Martín Ramírez è nato nel 1895 a Jalisco, in Messico. Ampiamente considerato uno dei principali artisti autodidatti del XX Secolo, ha prodotto circa 500 disegni e collage durante i 15 anni trascorsi presso l’ospedale psichiatrico DeWitt State Hospital di Auburn, in California.
Spinto dagli sconvolgimenti politici e religiosi della rivoluzione messicana e con lo scopo di dare un sostegno concreto alla sua famiglia, Ramírez si trasferisce negli Stati Uniti nel 1925, all’età di 30 anni, lasciandosi alle spalle la moglie Ana e 4 figli.
A malapena in grado di parlare inglese, lavora nelle ferrovie e nelle miniere californiane per diversi anni, ma diviene senzatetto durante la Grande Depressione e viene arrestato nel 1931 trovato, secondo quanto riferito, in uno stato di disorientamento.
Durante la custodia, gli sono stati diagnosticati disturbi maniaco-depressivi e viene inviato ad un ospedale psichiatrico. Di seguito è identificato come schizofrenico catatonico e, successivamente, è ancora trasferito in un’altra istituzione psichiatrica fino al 1948, anno del definitivo trasferimento presso il DeWitt, dove rimane fino al 1963, anno della sua morte.
È al DeWitt che Ramírez incomincia a disegnare, rendendo tale pratica il suo principale mezzo di espressione. Usa qualsiasi tipo di materiale, compresi pezzi di carta, scarti da lui collezionati e mescolati insieme grazie ad un impasto grezzo di puré di patate e saliva.
L’immaginario che si legge nei suoi disegni è suggestivo e nostalgico: spesso rimanda alla sua precedente vita, come si può vedere nelle numerose raffigurazioni di sua moglie Ana, come anche nel paesaggio del suo paese natale, nelle gallerie e nei treni dove ha lavorato, e ancora nei cavalli con cavalieri e nella Madonne messicane.
La manipolazione dello spazio bidimensionale è notevolmente dinamica, evidente grazie allo sfruttamento di semplici linee rette e curve usate per dividere la rappresentazione e trasmettere emozioni.
Grazie all’incoraggiamento di Tarmo Pasto, artista e professore di psicologia al Sacramento State College, che riconosce immediatamente l’innata espressività dei disegni di Ramírez, quest’ultimo riceve presto materiali e, addirittura, uno spazio di lavoro a lui dedicato nel sovraffollato reparto maschile dell’ospedale.
Pasto incomincia a programmare anche delle esposizioni, come quella al de Young Museum di San Francisco (1961), e nel 1955 invia una serie di disegni al direttore del Guggenheim Museum di New York, all’epoca James Johnson Sweeny. Nonostante gli sforzi di Pasto le opere di Ramírez sono rimaste in gran parte poco conosciute per molto tempo fin dopo la sua morte.
Oggi il suo lavoro è stato oggetto di numerose mostre, tra cui la retrospettiva “Martín Ramírez: Pintor Mexicano”, al Centro Cultural / Arte Contemporáneo di Città del Messico (1989), e due importanti mostre presso l’American Folk Art Museum di New York: una retrospettiva itinerante intitolata “Martín Ramírez” (2007) e “Martín Ramírez: The Last Works” (2009). Nel 2010 è stato oggetto di una mostra completa a cura di Brooke Davis Anderson presso il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, dal titolo “Martín Ramírez: Reframing Confinement”. Nel 2015 il servizio postale degli Stati Uniti ha pubblicato un set di 5 francobolli commemorativi “Martin Ramirez Forever” rendendolo il primo artista autodidatta messicano ad essere rappresentato su un francobollo USPS.

Untitled (Horse and Rider), c. 1948–1963, Crayon and pencil on pieced paper, Collection of Joseph D. and Janet M. Shein Photo courtesy Phyllis Kind Gallery, New York
Untitled, 1954, Graphite, colored pencil, crayon, watercolor and collage on paper, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Gift of the Estate of Martín Ramírez 2008 © Estate of Martin Ramirez / Courtesy Ricco/Maresca Gallery
Untitled (Galleon on Water), ca. 1960-1963, Gouache, colored pencil and graphite on pieced paper © Martín Ramírez Estate / Ricco/Maresca Gallery

Bio:
Guggenheim Museum, New York
Martín Ramírez Estate – Ricco/Maresca Gallery, New York

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