Judith Scott

JUDITH SCOTT (1943-2005, USA)

Nata a Cincinnati, Ohio, in una famiglia della media borghesia, a differenza di sua sorella gemella, Judith è affetta dalla sindrome di Down. A seguito di un attacco di scarlattina nella prima infanzia, perde l’udito, anche se questo problema le viene riconosciuto solo molti anni dopo.
Considerata “ineducabile”, all’età di sette anni viene privata della sua famiglia e inserita in alcuni istituti dove è sottoposta a condizioni quasi carcerarie per più di 35 anni. Nel 1986 sua sorella Joyce ottiene la custodia di Judith. Joyce la iscrive al Creative Growth Art Center di Oakland, la prima organizzazione per artisti disabili. Qui, per quasi due anni, Judith non ha mostrato alcun interesse artistico. Judith si avvicina gradualmente all’arte tessile dal 1987, grazie all’artista Sylvia Seventy e incomincia a produrre un notevole numero di sculture.
I suoi lavori portano alla mente bozzoli giganti, magiche bambole intrise di incantesimi.
La scultura è il suo unico mezzo di espressione: in essa nasconde ogni sorta di oggetti – ventilatori, ombrelli, riviste – che formano il cuore di ogni creazione. Dopo averli assemblati con stringhe, li circonda e li avvolge con filati, corde e tessuti in modo da proteggerli e nasconderli completamente. Incurante dei principi tradizionali di tessitura, ricamo e cucito, Judith Scott ha inventato e fatto propria una sua tecnica.
Il 1999 è l’anno della sua prima mostra, coincidente con la pubblicazione del libro di John MacGregor: “Metamorphosis: The Art Fiber of Judith Scott”, un dettagliato studio che permette all’artista di essere conosciuta a livello mondiale.
La sua fama crescente la vede sempre più protagonista in mostre e collezioni permanenti. Durante i suoi ultimi 18 anni ha lavorato appassionatamente per creare più di 200 sculture, alcune di dimensioni ridotte, altre enormi.
Il distacco dal “culturale” e il forte individualismo la vedono etichettata come “Outsider”. Tuttavia, con il passare del tempo, ogni attenzione legata alla sua disabilità perde peso, di fronte alla grandezza delle sue opere.
I suoi lavori sono ritrovabili nelle collezioni del San Francisco Museum of Modern Art, nella Collection de l’Art Brut di Losanna,  all’American Folk Art Museum di New York, al Museum of Everything di Londra.

Photos:
1) Judith and her work, 1999, photo: Leon A. Borensztein
2) Untitled, 2003, © Creative Growth Art Center
3) Untitled, 1993, © Creative Growth Art Center

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