FRANÇOIS MONCHÂTRE
(1928 | FRANCE)

There are those who, as a young man, wanted to be an astronaut and are now pastry chefs. The aims of each of us often change over time, but it is not always the case: François Monchâtre as a child built ingenious machinery and today builds as many. A brilliant, curious and resourceful character…

C’è chi, da giovane, voleva fare l’astronauta e ora fa il pasticcere. Gli obiettivi di ciascuno di noi spesso cambiano nel tempo, ma non è sempre così: François Monchâtre da piccolo costruiva ingegnosi macchinari e ad oggi ne costruisce altrettanti. Un personaggio geniale, curioso e pieno di risorse… 

François Monchâtre, Vampirella, 2006
François Monchâtre, Vampirella, 2006, Mixed media, Photo: © Mutual Art

François Monchâtre was born on August 5, 1928 in Coulonges-sur-Autize, in the department of Deux-Sèvres, in the region of New Aquitaine (France).
His mother died after giving birth to him, and a year later his sister, who died of illness, also left him. The young François was raised lovingly by his father, by a stepmother who treated him as if he were her son and by his loving maternal grandmother.
From the age of six, at the beginning of elementary school, he began building steam engines, threshing machines, windmills, tractors, “locomobiles”, rifles, cars and even a glider never tested (because it did not pass through the window).
At eight years old his inventive spirit prompted him to build an ocean liner and with it he enriched a personal world of dreams and travel. The reading of books was fundamental: the Diderot encyclopedia was an important source of inspiration especially for the construction of the machinery. He continued his studies commendably in secondary school and continued, together with his classmates, to build machines.
At seventeen he attended the École des Métiers d’Art in Paris and there he specialized in painting on glass. After graduation, he had various jobs, from window dressing artist to puppeteer, then operator at the Paramount cinema, art teacher in Bressuire until he settled in 1952 in La Rochelle, where he continued to carry out small trades.

François Monchâtre è nato il 5 agosto 1928 a Coulonges-sur-Autize, nel dipartimento delle Deux-Sèvres, nella regione della Nuova Aquitania (Francia).
Sua madre morì dopo averlo partorito, e un anno dopo lo lasciò anche la sorella, mancata per malattia. Il piccolo François venne cresciuto amorevolmente dal padre, da una matrigna che lo trattava come se fosse suo e dall’affezionata nonna materna.
Dall’età di sei anni, all’inizio della scuola elementare, iniziò a costruire motori a vapore, trebbiatrici, mulini a vento, trattori, “locomobiles”, fucili, automobili e persino un aliante mai testato (perché non passava dalla finestra).
A otto anni il suo spirito d’inventiva lo spinse a costruire un transatlantico e con esso arricchì un mondo personale di sogni e viaggi. Fondamentale fu la lettura: l’enciclopedia di Diderot fu un’importante fonte d’ispirazione soprattutto per la costruzione dei macchinari.
Proseguì gli studi lodevolmente alla scuola secondaria e continuò, insieme ai compagni, a costruire macchine.
A diciassette anni frequentò l’École des Métiers d’Art di Parigi e lì si specializzò nella pittura su vetro. Dopo la laurea, ebbe diversi impieghi, da artista vetrinista a burattinaio, poi operatore al cinema Paramount, insegnante d’arte a Bressuire fino a stabilirsi nel 1952 a La Rochelle, dove continuò ad esercitare piccoli mestieri.

François Monchâtre, Incroyable histoire, 2005
François Monchâtre, Incroyable histoire, 2005 53 x 30 x 7 cm, Photo: © Lélia Mordoch Galerie, Paris

It was during this period that he began to paint. In 1963, he exhibited with Iris Clert and in 1970, he began a series of “funeral monuments”, “poetic machines” and “Automaboules”, using wood, lead and mirrors. These machines testify to his interest in mechanisms from early childhood. He also produced “talkative paintings”, “rustic molds” and a series of “crétins” in a hospital setting. These crowds of stereotypical characters are dressed in the same uniform, that is white overcoats.
The recurring figure dates back to his Parisian era: one day, on the subway in Paris, François came across a man dressed in a carefully buttoned raincoat and fastened by a belt, had a hat on his head and carried a briefcase. He found it so representative of the contemporary society that he decided to design it. Hence the “Moron”, the recurring character in his works.
Its ingenious mechanisms are finely made of natural or painted wire and wood, more frequently in black and white and are composed of cogwheels, pistons, pieces of rope and transmission belts, which move up and down and back and forth, at an infernal rhythm thanks to the magic of electricity. Other pieces can be set in motion with an energetic turn of the crank.
Monchâtre’s constructions reveal a playful and comic universe, in which derisive and impertinent characters ride and rush, perfect reflections of images inherited from popular art and the contemporary world. Monchâtre turns a penetrating gaze, full of irony, to today’s society. Like a satirical cartoonist, he sketches it out, adding volume and movement.
In 1975 François joined Alain Bourbonnais’ Atelier Jacob and a few years later he joined the group “Cité de la Création Franche” in Bègles (Aquitaine, France).
François Monchâtre now lives in La Flèche, in the Sarthe. His work is present in the collection of La Fabuloserie à Dicy.

Fu durante questo periodo che iniziò a dipingere. Nel 1963, espose con Iris Clert e nel 1970, iniziò una serie di “Monumenti funebri”, “Macchine poetiche” e “Automaboules”, usando legno, piombo e specchi. Queste macchine testimoniano il suo interesse per i meccanismi sin dalla prima infanzia. Ha anche prodotto “dipinti loquaci”, “stampi rustici” e una serie di “crétins” in ambiente ospedaliero. Queste folle di personaggi stereotipati sono vestite con la stessa uniforme, ovvero soprabiti di colore bianco.
La figura ricorrente risale alla sua epoca parigina: un giorno, in metropolitana a Parigi, François si imbatté in un uomo vestito con un impermeabile accuratamente abbottonato e fermato da una cintura, aveva un cappello in testa e portava una valigetta. Lo trovò così rappresentativo della sua società che decise di disegnarlo. Da qui nasce il “Moron”, il personaggio ricorrente nelle sue opere.
I suoi meccanismi ingegnosi sono finemente realizzati in filo e legno naturale o verniciato, più frequentemente in bianco e nero e sono composti da ruote dentate, pistoni, pezzi di corda e cinghie di trasmissione, che si muovono su e giù e avanti e indietro, a un ritmo infernale grazie alla magia dell’elettricità. Altri pezzi possono essere messi in moto con un giro energico della manovella.
Le costruzioni di Monchâtre rivelano un universo ludico e comico, in cui personaggi derisori e impertinenti cavalcano e si precipitano, perfette riflessioni di immagini ereditate dall’arte popolare e dal mondo contemporaneo. Monchâtre rivolge uno sguardo penetrante, pieno di ironia, alla società di oggi. Come un vignettista satirico, lo abbozza, aggiungendo volume e movimento.
Nel 1975 François entrò a far parte dell’Atelier Jacob di Alain Bourbonnais e alcuni anni dopo si unì al gruppo “Cité de la Création Franche” a Bègles (Aquitania, Francia).
François Monchâtre vive ora a La Flèche, nella Sarthe. Il suo lavoro è presente nella collezione di La Fabuloserie à Dicy.

François Monchâtre, Bibliothèque HBN, 2013,  Photo © Musées de Laval
François Monchâtre, Bibliothèque HBN, 2013, Photo © Musées de Laval
François Monchâtre, Veuillez répondre à toutes nos questions, Photo © Musées de Laval
François Monchâtre, Veuillez répondre à toutes nos questions, Photo © Musées de Laval
François Monchâtre, Photo: nicolemuseum.fr
François Monchâtre, Photo: nicolemuseum.fr
François Monchâtre, Photo: retrofire.livejournal.com/
François Monchâtre, Photo: retrofire.livejournal.com/
François Monchâtre, Photo: retrofire.livejournal.com/
François Monchâtre, Photo: retrofire.livejournal.com/

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