About Outsider Art Now

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An exciting short story

Un’appassionata e brevissima storia

When I decided to talk about Outsider Art I was 22 and it just hit me like a ton of bricks.
While I was discovering figures like Adolf Wolfi, Henri Darger and Aloïse, I felt the need to tell about them, especially to Italian people, who had already opened up to this type of creation, but who maybe were not ready yet to talk about “Outsider ART”, and not only “Outsiders”.
It was the beginning of 2014 and the Venice Biennale of the previous year, carried out by Massimiliano Gioni, had allowed me to see some monumental “outsider” works for the first time, starting with Marino Auriti’s Palazzo Enciclopedico, which gave its name to the exhibition, to Sinichi Sawada, Friedrich Schröder Sonnerstern, Eugene Von Bruenchenhein and all the other ones.
Actually, it has been years since I was fascinated by this kind of artistic manifestations, partly due to my study at the Brera Academy of Fine Arts in Milan, and partly because I have been always attracted by the album cover of Talking Heads’ Little Creatures, as well as the story of Outside, a masterful album by one of my favorite heroes, David Bowie.
My interest has also been aroused by Oreste Fernando Nannetti, when I secretly visited his enormous creation in the Asylum of Volterra where read an inside incredible world.
And then, I had the possibility of improving more and more on this subject thanks to the substantial amount of tickets for exhibitions and museums, tons of books and my still outstanding collaboration with Galleria Rizomi, the first and only Italian reality to deal with Art Brut.
Now it’s 2018 and two more galleries have been raised in Italy plus some other exhibition areas and when I say that “I like Outsider Art”, I get fewer and fewer vague and amazed stares. Good sign? Probably.
But I keep talking about it.

Quando ho deciso di parlare di Outsider Art avevo 22 anni e si era aperto un mondo incredibile davanti a me. 
Mentre scoprivo figure come
Adolf Wolfi, Henri Darger e Aloïse, sentivo l’esigenza di raccontarle a qualcuno, in particolar modo all’Italia, che si era già aperta a questo tipo di creazioni, ma che non era ancora “pronta” (forse?) per parlare di “Outsider ART”, e non solo di “Outsider”.
Era l’inizio del 2014 e la Biennale di Venezia del precedente anno, curata da Massimiliano Gioni, mi aveva permesso di vedere per la prima volta dal vivo alcune monumentali opere “outsider”, a partire dal
Palazzo Enciclopedico di Marino Auriti, che dava il nome all’esposizione, fino ad arrivare a Sinichi Sawada, Friedrich Schröder Sonnerstern, Eugene Von Bruenchenhein e tutti gli altri.
A dire il vero, era da qualche anno che giravo intorno a questo tipo di manifestazioni artistiche, un po’ per averle analizzate all’Accademia di Brera di Milano, un po’ perché la copertina di
Little Creatures dei Talking Heads mi affascinava da sempre, così come la storia di Outside, magistrale album di uno dei miei eroi preferiti, David Bowie.
Ma anche perché avevo scoperto
Oreste Fernando Nannetti, visitando nascostamente la sua enorme creazione al Manicomio di Volterra e leggendoci al suo interno un mondo incredibile.
E poi, la Collection de l’Art Brut, una quantità consistente di biglietti per mostre e musei sull’argomento, libri a valanghe e la
collaborazione (che tutt’ora continua) con la Galleria Rizomi, all’epoca prima ed unica realtà italiana a trattare di Art Brut, mi hanno permesso di conoscere e scoprire sempre di più.
Ora è il 2018, in Italia sono nate ben due gallerie in più e una serie di spazi espositivi dedicati all’argomento e quando dico che “mi piace l’Outsider Art”, ricevo sempre meno occhiate vaghe e stupite. Buon segno? Probabilmente sì.
Ma io continuo a parlarne.


The Author
Gloria Marchini graduated in Promotion of Cultural Heritage at Brera Academy of Milan (Italy), where she has also specialized in Digital Applications for Art. In 2014 she founded outsiderartnow.com, in order to help the development of the themes of both Art Brut and Outsider Art in Italy. Ever since, she has been working along with Rizomi Art Gallery, previously in Turin and now in Parma. She is also one of the founding members of Artètipi, an Italian association which aims to spread the knowledge and culture of Art Brut, Art Naif, Outsider Art and Folk Art.

Exhibition/Talk
⇒ June 2018 – Neverwas Radio Fest, Talking about Outsider Art, Music and recycle with Outsider Art Now.
⇒ October 2017 – Framed/Unframed, Online Show #130 for the NIAD Center, Richmond (California)
⇒ April 2017 – Incontri ai confini: Art Brut e Design, talk and exhibition, Varese Design Week, Varese.

L’Autrice
Gloria Marchini si è diplomata in Valorizzazione dei Beni Culturali all’Accademia di Brera di Milano, dove ha proseguito, specializzandosi in Applicazioni Digitali per l’Arte. Nel 2014 ha fondato outsiderartnow.com con l’ottica di contribuire allo sviluppo dell’Art Brut e dell’Outsider Art in Italia. Da allora collabora con la Galleria Rizomi, prima a Torino e ora a Parma. È anche uno dei membri fondatori di Artètipi, associazione di promozione sociale italiana che ha lo scopo di diffondere la conoscenza e la cultura dell’Art Brut, Art Naif, Outsider Art e Folk Art.

Esposizioni / Talk
⇒ Giugno 2018 – Intervento presso Neverwas Radio Fest sull’Outsider Art, la musica e il riciclo.
⇒ Ottobre 2017 – Framed/Unframed, Online Show #130 per il NIAD Center, Richmond (California)
⇒ Aprile 2017 – Incontri ai confini: Art Brut e Design, talk e mostra a cura dell’Associazione Artètipi, Varese Design Week, Varese.


Brief glossary for those who still do not know
Art Brut: 
Term coined by the French artist Jean Dubuffet (1901-1985) in 1945. He was fascinated by the creations of self-taught authors out of the official artistic culture.
The brut artist is a marginal, self-taught, creative spirit who does not follow models, who ignores techniques and does not propose an external purpose to his own expressive need. He often operates in conditions of loneliness, discomfort and suffering, that is why many (but not all of them) Authors have been discovered by Dubuffet in psychiatric hospitals. The dedication that these figures put into the realization of their work is all-encompassing and far from the imitation of conventional languages.
In 1976, the Dubuffet collection became the founding base of the Collection de l’Art Brut in Lausanne, at the Chateau de Beaulieu.

Outsider Art: Term coined by the English art historian Roger Cardinal in 1972, the year in which he published the homonymous text. Even by the name, one understands how the historian shifted hiss attention, compared to Dubuffet, to the position of the artists as to the system, giving therefore a more flexible definition dealing with a wider variety of productions. Outsider implies an inside and an outside, therefore a margin: whoever is outside is out of the official art.
The outsiders work for themselves, obsessed with the desire to create a personal world with the means at their disposal, far from the aesthetic aims of traditional art.
Other terms often associated with these creations are “Art outside the norms” (Michel Ragon, 1983), “Raw Art” (John Maizels, 1989), “Création franche” (Gérard Sendrai, 1989), “Required art” (Alessandra Ottieri , 1997), “Irregular Art” (Bianca Tosatti, 2006), “Arte Margivagante” (from marginal + extravagant, Juan Antonio Ramirez, 2006).
Today the story of the aesthetic recognition of the Outsider Art has begun to rewrite a chapter in the history of contemporary art.

Piccolo glossario per chi non lo sapesse ancora
Art Brut:
 Nozione coniata dall’artista francese Jean Dubuffet (1901-1985) nel 1945, affascinato dalle creazioni di autori autodidatti fuori dalla cultura artistica ufficiale e sperimentale.
L’artista brut è un marginale e un autodidatta, uno spirito creatore che non segue modelli, ignora tecniche e non si propone una finalità esterna alla propria necessità espressiva. Spesso opera in condizioni di solitudine, disagio e sofferenza, motivo per il quale molti (ma non tutti!) degli autori sono stati scoperti da Dubuffet proprio all’interno di ospedali psichiatrici. L’impegno che queste figure mettono nella realizzazione dell’opera è totalizzante e lontano dall’imitazione di linguaggi convenzionali.
Nel 1976, la raccolta di Dubuffet diviene la base fondatrice della Collection de l’Art Brut di Losanna, al Chateau de Beaulieu.

Outsider Art: Termine coniato dallo storico dell’arte inglese Roger Cardinal nel 1972, anno in cui pubblica l’omonimo testo. Sin dal nome, si capisce come lo storico abbia spostato l’attenzione, rispetto a Dubuffet, alla posizione degli artisti rispetto al sistema, definizione dunque più neutra e flessibile di fronte ad una più ampia varietà di produzioni. Outsider implica un dentro e un fuori, dunque un margine: chi sta fuori, è fuori dall’arte ufficiale
Gli outsider lavorano per sé stessi, ossessionati dalla volontà di creare un mondo personale con i mezzi che hanno a disposizione, lontani dalle finalità estetiche dell’arte tradizionale.
Altri termini spesso associati a queste creazioni sono “Raw Art” (John Maizels, 1989), “Création franche” (Gérard Sendrai, 1989), “Arte necessaria” (Alessandra Ottieri, 1997), “Arte irregolare” (Bianca Tosatti, 2006), “Arte Margivagante” (da marginale + stravagante, Juan Antonio Ramirez, 2006).

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