A brief glossary for those who don’t know

Art Brut

Term coined by the French artist Jean Dubuffet (1901-1985) in 1945. He was fascinated by the creations of self-taught authors out of the official artistic culture.
The brut artist is a marginal, self-taught, creative spirit who does not follow models, who ignores techniques and does not propose an external purpose to his own expressive need. He often operates in conditions of loneliness, discomfort and suffering, that is why many (but not all of them) Authors have been discovered by Dubuffet in psychiatric hospitals. The dedication that these figures put into the realization of their work is all-encompassing and far from the imitation of conventional languages.
In 1976, the Dubuffet collection became the founding base of the Collection de l’Art Brut in Lausanne, at the Chateau de Beaulieu.

Nozione coniata dall’artista francese Jean Dubuffet (1901-1985) nel 1945, affascinato dalle creazioni di autori autodidatti fuori dalla cultura artistica ufficiale e sperimentale.
L’artista brut è un marginale e un autodidatta, uno spirito creatore che non segue modelli, ignora tecniche e non si propone una finalità esterna alla propria necessità espressiva. Spesso opera in condizioni di solitudine, disagio e sofferenza, motivo per il quale molti (ma non tutti!) degli autori sono stati scoperti da Dubuffet proprio all’interno di ospedali psichiatrici. L’impegno che queste figure mettono nella realizzazione dell’opera è totalizzante e lontano dall’imitazione di linguaggi convenzionali.
Nel 1976, la raccolta di Dubuffet diviene la base fondatrice della Collection de l’Art Brut di Losanna, al Chateau de Beaulieu.


Outsider Art

Term coined by the English art historian Roger Cardinal in 1972, the year in which he published the homonymous text. Even by the name, one understands how the historian shifted hiss attention, compared to Dubuffet, to the position of the artists as to the system, giving therefore a more flexible definition dealing with a wider variety of productions. Outsider implies an inside and an outside, therefore a margin: whoever is outside is out of the official art.
The outsiders work for themselves, obsessed with the desire to create a personal world with the means at their disposal, far from the aesthetic aims of traditional art.
Other terms often associated with these creations are “Art outside the norms” (Michel Ragon, 1983), “Raw Art” (John Maizels, 1989), “Création franche” (Gérard Sendrai, 1989), “Required art” (Alessandra Ottieri , 1997), “Irregular Art” (Bianca Tosatti, 2006), “Arte Margivagante” (from marginal + extravagant, Juan Antonio Ramirez, 2006).
Today the story of the aesthetic recognition of the Outsider Art has begun to rewrite a chapter in the history of contemporary art.

Termine coniato dallo storico dell’arte inglese Roger Cardinal nel 1972, anno in cui pubblica l’omonimo testo. Sin dal nome, si capisce come lo storico abbia spostato l’attenzione, rispetto a Dubuffet, alla posizione degli artisti rispetto al sistema, definizione dunque più neutra e flessibile di fronte ad una più ampia varietà di produzioni. Outsider implica un dentro e un fuori, dunque un margine: chi sta fuori, è fuori dall’arte ufficiale
Gli outsider lavorano per sé stessi, ossessionati dalla volontà di creare un mondo personale con i mezzi che hanno a disposizione, lontani dalle finalità estetiche dell’arte tradizionale.
Altri termini spesso associati a queste creazioni sono “Raw Art” (John Maizels, 1989), “Création franche” (Gérard Sendrai, 1989), “Arte necessaria” (Alessandra Ottieri, 1997), “Arte irregolare” (Bianca Tosatti, 2006), “Arte Margivagante” (da marginale + stravagante, Juan Antonio Ramirez, 2006).
Oggi la ricognizione estetica dell’Outsider Art ha iniziato a riscrivere un capitolo della storia dell’Arte Contemporanea.


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