Art brut & design?

L’OCCHIO, lampada/lamp, cm 49×40, ArtB (BigSur + La Tinaia), 2010, inspired by marco raugei, questi sono gliochi bellissimi, 1996

IT (English version below)

Ieri, in occasione della Varese Design Week, io e Nicola Mazzeo (Rizomi Art Brut) siamo stati invitati in qualità di Artètipi, a parlare di possibili relazioni tra il mondo dell’art brut e il mondo del design. Due cose apparentemente incongruenti.
Il design, nelle sue più svariate accezioni, crea oggetti di consumo, luoghi, spazi e relazioni tra persone attraverso una creativa soluzione ai problemi analizzati da uno sguardo attivo sul mondo, mentre l’art brut nasce lontano dalla socialità (le 3 S di Lucienne Peiry – silenzio, segreto, solitudine). Il creatore “brut”, invece che focalizzarsi su quanto accade fuori di sé, definisce il mondo dentro di sé, impostando autonomamente le proprie regole.
Le realtà atelieristiche spesso accolgono con favore collaborazioni con aziende, designer, stilisti. Il Creative Growth Art Center ne è un esempio lampante. Il centro californiano ha collaborato con Vans, Sonos, Marc Jacobs, Esqueleto e una miriade di altri progetti utili a promuovere le sue attività e a far inserire nelle logiche lavorative i suoi partecipanti.
Nel 2010 La Tinaia, dalla sua collaborazione con BigSur, ha prodotto ArtB, una serie di t-shirt, quaderni, complementi d’arredo che riproducono le opere grafiche e pittoriche realizzate dagli artisti del centro fiorentino. Sono artefatti comunicativi da indossare, guardare e toccare che diventano un modo per prendere contatto con tali produzioni artistiche.
Un altro esempio è l’idea adottata da Valcucine che, nel 2011, ha realizzato una serigrafia su vetro di un lavoro di Gianluca Pirrotta, giovane artista di origini siciliane ma da tempo attivo all’Atelier Manolibera, vicino a Mantova. L’idea rientra nel progetto “Artematica vitrum”, serie di cucine caratterizzata dalla presenza di opere d’arte applicate su vetro temprato attraverso una speciale pellicola colorata. La facciata del mobile si presenta come un grande murales in cui gli elementi costitutivi sono evidenziati nella forma di mattoni che, posti uno sopra l’altro, ne definiscono la perpendicolarità. La struttura, richiamata dallo stesso disegno, diviene una sorta di materiale costruttivo e di sostegno all’effetto generale.
Gianluca ha agito autonomamente su un altro oggetto della quotidianità: una sedia. Per il Progetto Itaca del 2011, è stata organizzata la mostra con asta benefica dal titolo “La mia sedia preferita”. Pirrotta è intervenuto con il suo lavoro di tessitura grafica sulla superficie spoglia di una sedia Ikea fino a ricoprire l’oggetto come un involucro. Il risultato, una sedia totalmente spogliata della sua funzione primaria – quella di sedersi (le parti che la compongono sono state riassemblate), è caratterizzato dall’irregolarità della linea che non fa altro che sottolinearne l’unicità e l’irripetibilità che la distingue sostanzialmente da un oggetto prodotto serialmente.

L: Valcucine + Gianluca Pirrotta, Artematica Vitrum 2011 / R: Gianluca Pirrotta, La mia sedia preferita, 2011

Tante le collaborazioni anche nella moda: Raw Vision che collabora con Comme de Garçons nel 2014; la precedente esperienza di Rei Kawakubo con Dan Michiels del Creativity Explored di San Francisco (2013); la più recente collaborazione tra Christopher Kane e il Gugging.

Christopher Kane + Gugging, 2016/2017

Si potrebbe andare avanti ancora per un po’, ma dall’altra parte c’è anche chi, nel suo mondo, continua a creare in autonomia, un “designer inconsapevole” di mondi visionari. Chi?
Penso a Gregory Warmack, collezionista incallito di perline e pietruzze con le quali realizzava gioielli da vendere per le strade di Chicago nella seconda metà del Novecento. Nel 1978 ha una premonizione: qualcuno lo ucciderà. Ed effettivamente viene ferito da due colpi di pistola. Durante i tentativi di rianimazione lui ha un’esperienza ultrasensoriale e, fortemente provato da quanto vissuto, decide di “rinascere” come “Mr. Imagination”. Mr. I incomincia a decorare totem, trasformare sedie in troni regali e impreziosire cappotti, gioielli e cappelli con tappi metallici delle bottiglie. Il suo quotidiano viene trasformato, reso “bello” per sconfiggere le miserie della vita. E poi ci sono spazzole che, come la sedia di Pirrotta, vanno a perdere la loro funzione principale, trasformandosi in maschere che rimandano a mondi distanti.

Mr. Imagination

Il rapporto degli “outsider” con gli oggetti è estremamente affascinante, soprattutto se sono quelle “cose” che circondano il loro quotidiano più intimo. L’australiano Terry Williams replica tutto ciò che è significativo per familiarità o fascinazione: alcune sue opere – come il telefono o la radio – ricordano molto le opere di Oldenburg, ma qui l’impegno è differente, come è differente il loro rapporto con il mondo. Così anche Benjamin Binder, giovanissimo artista tedesco che crea casse protettive per dittafoni e lettori multimediali.
Egidio Cuniberti, invece, crea mobili. Nato e morto a Mondovì, ha iniziato a lavorare nelle fonderie Fiat di Torino. A 24 anni, dopo una caduta in bicicletta, viene sottoposto ad un intervento chirurgico d’urgenza per un’emorragia celebrale. A questo saranno dovuti i suoi frequenti mal di testa, le convulsioni e l’insonnia.
Nel 1971 smette di lavorare e incomincia a raccogliere scarti e oggetti per strada, utili poi nella costruzione di mobili, sculture e quadri. Usa cassette di frutta e verdura per la struttura, poi li ricopre di bastoncini di gelato, cucchiai di plastica, pezzi di legno. Ha realizzato circa 130 pezzi, mobili che, in certi casi superano i 2 metri, tavoli e totem.
I mobili più speciali di Cuniberti sono quelli che mescolano immagini sedimentate nella memoria e condensano il mondo in ambiente da abitare.
Anche Giovanni Battista Podestà ha spetto “alterato” decorativamente cassapanche e mobilia, ma interessanti sono anche i suoi interventi su ombrelli e abiti che poi utilizzava nelle sue passeggiate a Laveno Mombello, dove ha trascorso parte della sua vita. Usa mobili, muri, corpo come supporto d’espressione: è lì che denuncia la perdita dei valori tradizionali nella nascente società dei consumi.
Ad utilizzare il corpo come “parola ambulante” ci sono tante altre figure, come Eijiro Miyama che sfreccia in bicicletta per Yokohama indossando voluminosi cappelli fatti di scatole di noodles istantanei e pezzi di manichini.
Poi penso ad André Robillard con i suoi fucili; Mattia Fiordispino con le sue costruzioni aeree altamente dettagliate; Eugene Von Bruenchenhein con i suoi troni di ossa di pollo.
Anche qui, si potrebbe andare avanti all’infinito. Spaziare di galassia in galassia per esplorare i singoli mondi ed i loro “designer”.

EN

Yesterday, for the Varese Design Week, Nicola Mazzeo (Rizomi Art Brut) and me were invited as Artètipi to talk about the possible relationships between art brut and design. Two worlds seemingly incongruous.
Design, in its various meanings, creates consumer objects, places, spaces, and relationships between people through a creative solution to the problems analyzed by an active eye on the world; art brut was born far from sociality (the three S of Lucienne Peiry – silence, secret, solitude). The “brut” creator, rather than focusing on what is happening outside themselves, define the world with their own rules.
The ateliers reality often welcomes collaborations with companies, designers, and stylists. Creative Growth Art Center is an example. The californian center has collaborated with Vans, Sonos, Marc Jacobs, Esqueleto and a host of other projects important for promoting its activities and including their partecipants in the work world.
La Tinaia of Florence (Italy) realized a collaboration with BigSur in 2010. It was “ArtB”, a series of t-shirts, books, furnishings reproducing the works of the artists.
These products are communicative artifacts to wear, look and touch that become a way to approach art brut.
Another example is the idea adopted by Valcucine that has made a silk screen printing on the glass of a work of Gianluca Pirrotta, young artist of sicilian origins but now active in Atelier Manolibera, near Mantova. The idea falls within the project “Artematica vitrum” (2011), series of kitchens characterized by the presence of works of art applied on tempered glass through a special colored film. The facade of the furniture looks like a great murals in which the constituent elements are highlighted in the form of bricks that, placed one above the other, define its perpendicularity. The structure, called by the same drawing, becomes a sort of material construction and support of the overall effect.
Gianluca acted autonomously on another object of everyday life: a chair. Progetto Itaca 2011 organized an exhibition with a charity auction entitled “My favorite chair”. Pirrotta intervened with his graphic texture on the rake surface of an Ikea chair, covering the object as a casing. The result, a chair totally stripped of its primary function (the composing parts have been reassembled), is characterized by the irregularity of the line which highlight the uniqueness that basically distinguished it from a serial product.
Many projects also in fashion: Raw Vision collaborates with Comme de Garçons in 2014; a previous experience of Rei Kawakubo with Dan Michiels of Creativity Explored in San Francisco (2013); the most recent collaboration between Christopher Kane and the Gugging.
I could go forward again for a little bit, but on the other hand there is also someone who, in his world, continues to create in autonomy, an “unconscious designer” of visionary worlds. Who?
I think of Gregory Warmack, collector of beads and small things with which he realizes jewelry to sell on the streets of Chicago. In 1978 he has a premonition: someone will kill him. And he was wounded by two gun shots. During the attempts of resuscitation he has a mediumistic experience and, strongly felt by what he experienced, he decides to “reborn” as “Mr. Imagination”. Mr. I begins to decorate totem, transform chairs in regal thrones, embellish coats, jewelry and hats with metal bottle caps. Its daily is transformed, made “beautiful” to defeat the miseries of life.
He also works on brushes that, as the chair of Pirrotta, lost their main function, and becoming masks which refer to distant worlds.
The ratio of “outsiders” with objects is extremely fascinating, especially if this things surround their daily. The australian Terry Williams copies everything that is significant for him: some of his works – such as telephone or radio – remember the works of Oldenburg, but here the commitment is different, as it is different the relationship with the world. Even so Benjamin Binder, a young german artist who creates protective speakers for dictaphone and media players.
Egidio Cuniberti instead, has created furniture. He was born and died in Mondovì, began working in Fiat foundries (Turin). At the age of 24, after a fall in bicycle, he is subjected to a surgical intervention for a brain hemorrhage. This will be due its frequent headaches, convulsions and insomnia.
In 1971 he stops working and he begins to collect waste and objects on the road useful for his furniture, sculptures and paintings. He uses cassettes of fruit and vegetables for the structure, then he uses sticks of ice cream, spoons of plastic, pieces of wood for cover the structure. He has implemented approximately 130 pieces, furniture that in certain cases exceed 2 meters, tables and totem.

Egidio Cuniberti © Rizomi Art Brut

Also Giovanni Battista Podestà has “altered” chests and furniture, but are also interesting his interventions on umbrellas and clothing that he wears in his walks. He uses furniture, walls, and body as a support of expression. The body as “ itinerant word” is a concept findable in Eijiro Miyama that swims in bicycle to Yokohama wearing hats made of boxes of instant noodles and pieces of dummies.
Then I think to André Robillard with its guns; Mattia Fiordispino with his highly detailed aerial construction; Eugene Von Bruenchenhein with its thrones of chicken bones.
Here too, we could go on forever. Sweep from a galaxy to another ones to explore the individual worlds and their “designer”.

Gloria Marchini

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Gianluca Pirrotta Monograph; Giulia Pettinari, Per filo e per segno. Intrecci tra moda e outsider art; Lucienne Peiry, L’art brut, Paris, Flammarion, 2016