25 years

Outsider Art Fair, New York – January 19-22, 2017

Howard Finster, Andrew Edlin Gallery, Photo: Gloria Marchini

IT (English version below)
Una settimana fa, tra jet lag e caffè allungati, ero a New York per l’Outsider Art Fair che, mia coetanea, compie quest’anno 25 anni. Fondata da Sanford L. Smith, ai suoi esordi contava 25 espositori. Quest’anno erano 66, provenienti da 9 paesi. 

Diversamente dagli inizi, ora l’Outsider Art Fair si è adeguata agli standard di una mostra d’arte contemporanea: come sottolinea Andrew Edlin in un’intervista a The Art Newspaper, l’interesse verso l’Outsider Art è aumentato esponenzialmente grazie soprattutto a importanti esposizioni di artisti autodidatti in famosi luoghi di cultura (il Metropolitan Museum di New York e la Biennale di Venezia sono due esempi) che hanno reso più “familiari” queste opere permettendone un buon allargamento della cerchia di collezionisti interessati al settore.
La fiera si è svolta in un momento molto particolare per l’America. L’insediamento di Donald Trump è avvenuto il 20 gennaio, secondo giorno di fiera; il giorno dopo una miriade di felpe rosa ha marciato per le strade di numerose città protestando contro il nuovo presidente.
Il “sostegno alla protesta” non è mancato alla fiera, che ha istituito “The Barack Obama Readings”, una lettura collettiva dei più iconici discorsi del presidente uscente. È un gesto sicuramente in linea con i tempi e apparentemente “coraggioso” dato che l’Outsider Art Fair è un evento artistico rivolto alla celebrazione di artisti autodidatti che sono frequentemente “rimossi” dai tradizionali  luoghi della vita quotidiana, e quindi anche dalla politica. I lavori degli outsider sono spesso privi di un legame diretto col mondo esterno, comprese tendenze culturali e politiche; il loro lavoro è più profondo, volto ad interpretare mondi altri e fortemente personali. Tuttavia tale modo di pensare all’outsider art non si è rivelato più limitante di quest’anno dove, a partecipare alla fiera, sono state anche le trapunte di “Gee’s Bend”, una serie di coperte fatte a mano da donne dell’Alabama. Le autrici erano discendenti delle schiave che per generazioni avevano lavorato nelle piantagioni di cotone e la storia di queste coperte si è intrecciata, dal 20esimo secolo in poi, alle numerose battaglie per i diritti civili. La discriminazione razziale verso queste figure e la loro forzata estraneità al resto della popolazione non fanno altro che sottolineare un forte legame con la società stessa, fatto evidente anche in alcuni protagonisti degli stand degli atelier americani. In molti hanno affrontato questioni politiche ritraendo figure iconiche del nostro tempo. Daniel Green, artista del Creativity Explored ha realizzato un disegno di Martin Luther King Jr. a fianco di John F. Kennedy e Roy Wilkins. Lo sfondo pullula di testi che vanno a distruggere qualsiasi legame temporale e tematico, tra cui le parole “Abraham Lincoln” a fianco di “Hot & cold sandwiches”. I lavori di Michael Pellew Jr. e Carlo Daleo, due tra i giovani artisti esposti da LAND Gallery (Brooklyn), spiccano per i ritratti dei loro protagonisti, figure fin troppo familiari che si mescolano tra di loro in un’armonia di colore estremamente piacevole: da Michelle Obama ad Alice Cooper, da Prince a Lady Gaga.

La fiera di quest’anno ha evidenziato come il concetto di “outsider” si sia ampliato e abbia incluso voci che spesso vengono ignorate e molte opere esposte non fanno altro che sottolineare come la politica sia per molti “outsider” un dato di fatto più che una scelta.

Daniel Green, Creativity Explored, Photo: Gloria Marchini

Se quindi da una parte le più recenti scoperte hanno fatto aprire gli occhi a nuovi orizzonti, dall’altra non sono mancati i grandi classici, implementati in ciò anche da una bella mostra curata dal Edward M. Gomez: dedicata alla celebrazione dei “25 years” l’esposizione ha ripercorso gli anni attraverso un’opera per edizione, ogni lavoro era accompagnato da una descrizione e dall’anno in cui era stato esposto. Significativi erano i quattro acquerelli di Thornton Dial presentati il primo anno di fiera in contemporanea con delle esposizioni personali al Folk Art Museum e al New Museum di New York.
Fredrich Schröder-Sonnestern, tra l’altro inconsapevole autore del logo della fiera, Howard Finster, William Edmondson, Eugene Von Bruenchenein e molti altri “storici” outsider comparivano negli stand illuminati dalla loro bellezza. Le uova di struzzo intagliate di Gil Batle, artista esposta da Ricco/Maresca già nell’edizione parigina 2016, hanno anche qui meravigliato il pubblico attraverso la rappresentazione di scene di carcere vissute dall’artista stessa. 
Sarà perché sono italiana, ma proprio per questo voglio specificare che anche quest’anno il mio paese ha avuto i suoi rappresentanti: Rizomi_art brut, la più “vecchia” galleria di art brut in Italia ha unito le forze con Maroncelli 12, più giovane galleria milanese in una “solo exhibition” di Carlo Zinelli, uno dei più importanti outsider italiani a cui verrà dedicata una mostra al Folk Art Museum di New York da marzo 2017.
L’interesse dei newyorkesi è stato molto alto, almeno dal punto di vista culturale più che dal punto di vista economico (molti i motivi dell’insuccesso di alcuni stand, indubbiamente l’elezione di Trump, la marcia delle donne e l’asta di Christie’s hanno giocato a sfavore di molte gallerie). A fianco del pubblico abituale di collezionisti e appassionati, sono stati molti i giovani che hanno deciso di passare un pomeriggio tra uno stand e l’altro per annotarsi un nome o scattare una foto. 
Quasi dimenticavo: sabato pomeriggio la fiera era invasa da tantissime magliette rosa.

Michael Pellew Jr., LAND Gallery, Photo: Gloria Marchini

EN
A week ago, between the jet lag and long coffee, I went to the Outsider Art Fair which turns 25 this year, like me. Founded by Sanford L. Smith, to its beginnings it counted 25 exhibitors. Now there were 66 galleries from 9 countries.
Unlike the beginning, now the Outsider Art Fair has conformed to the standards of a contemporary art exhibition: as pointed out by Andrew Edlin in an interview for The Art Newspaper, the interest in Outsider Art has increased exponentially thanks to the major exhibitions of self-taught artists at famous institutions like The Metropolitan Museum and the Venice Biennale, that made this works more “familiar” and made them more attractive to the collectors’ circle.
The fair took place in a very special moment for America. The Donald Trump installation took place on January 20th, second day of the fair; the day after a myriad of pink sweatshirts marched through the streets of many cities to protest against the new president.
The fair has supported the protest with “The Barack Obama Readings”, a collective reading of the most iconic speeches of the outgoing president. It may seems a “courageous” act because the Outsider Art Fair is an artistic event that celebrates self-taught artists who are frequently “removed” from traditional places of everyday life and politics.

The works of outsiders are often characterized by the absence of a direct link with the outside world, including cultural and political trends. Their works are deeper, which aims to portray other worlds and highly personal visions. However, this way of thinking outsider art hasn’t revealed more limiting as this year, where also the handmade quilts of Gee’s Bend participated at the fair. The authors were descendants of slaves who had worked in the cotton fields for generations. The history of these rugs has become intertwined with the battles for civil rights since the 20th century. Racial discrimination towards these figures and their estrangement from the rest of the population have emphasized a strong bond with the society, as made it evident in the artists of some American studios. Many of them have dealt with political issues by portraying iconic figures of our time. Daniel Green, Creativity Explored artist, has portrayed Martin Luther King Jr. alongside John F. Kennedy and Roy Wilkins. The background is full of texts that destroy any temporal and thematic link, like the words “Hot & Cold Sandwiches” near “Abraham Lincoln”.
The works of Michael Pellew Jr. and Carlo Daleo, two of the young artists exhibited by LAND Gallery, stand out for their portraits, figures too familiar to us, that blend with each other in a harmony of extremely nice colors: from Michelle Obama to Alice Cooper, from Prince to Lady Gaga.
This year’s fair has shown that the concept of “outsider” has expanded and has included voices that are often ignored. Many works on display show that for many “outsiders” the politics and the social exclusion is a fact rather than a choice.

Carlo Zinelli, Rizomi Art brut & Maroncelli 12, Photo: Gloria Marchini

Then, on one hand the latest discoveries have opened our eyes to new horizons, on the other hand there were the great classics, that were also implemented by a beautiful exhibition curated by Edward M. Gomez. It was dedicated to the celebration of the “25 years” and it retraced the years through one work per edition: four watercolors of Thornton Dial were significant because of their presence at the first edition.
Friedrich Schröder-Sonnestern, the unwritting author of the exhibition logos, Howard Finster, William Edmondson, Eugene Von Bruenchenein and many other “historical” outsider appeared in the stands lit by their beauty. The carved ostrich eggs of Gil Batle, already exposed in Paris 2016 edition by Ricco/Maresca have also amazed here the audience through the representation of the prison scenes experienced by the artist herself.
Because of my origins, I want to specify that even this year my country had its representatives: Rizomi Art Brut (Parma), the oldest art brut gallery in Italy has joined the forces with the Milan based Maroncelli 12 in a “Solo Exhibition” of Carlo Zinelli, one of the most important Italian outsider. There will be another and more complete solo exhibition at the Folk Art Museum, New York in March 2017.
The interest of the New Yorkers has been high, at least culturally, not economically (there were a lot of reasons of the failure of many booths, undoubtedly the election of Trump, women’s march and Christie’s auction had played havoc on many galleries). Next to the usual audience of collectors and enthusiasts, were many young people who have decided to spend an afternoon from one stand to another to write down a name or take a picture. 
I almost forgot that saturday afternoon the fair was full of pink shirts.

Gloria Marchini